Una cantina che custodisce la storia del territorio
Nella Cantina Martinelli a Mezzocorona, la visita comincia prima del primo calice. Attraversiamo le sale storiche, osserviamo le grandi botti e ascoltiamo la storia di una famiglia che ha scelto di rimettere in attività la propria cantina. Poi arrivano i vini: otto assaggi tra bollicine, bianchi di montagna, un orange, tre rossi e un rosato.
Il Teroldego ha un posto importante nel percorso, ma la visita alla Cantina Martinelli ci fa conoscere anche altre uve e diverse scelte di lavorazione. Ed è proprio il confronto tra i calici a incuriosirci: come cambia lo stesso vitigno quando il produttore prende un’altra strada?

Una cantina che custodisce la storia del territorio
La Cantina Martinelli occupa un antico maso in Via del Castello 10, ai piedi della roccia di Mezzocorona. Durante la visita incontriamo vecchie vasche, grandi botti e ambienti che un tempo ospitavano la stalla e il fienile.
La tradizione vitivinicola della zona affonda le sue radici nella cultura dei Reti e attraversa la storia delle famiglie Kronmetz e Firmian. Un documento del 1454 testimonia già la presenza di una “cantina fredda”, mentre la configurazione attuale dei tre edifici risale all’Ottocento.
La storia della famiglia Martinelli parte invece dal 1860. Negli anni successivi l’azienda cresce, fino a produrre e vendere i propri vini anche nei territori dell’Impero austro-ungarico.
Poi il percorso rallenta. Dopo la morte di Guido, nel 1980, Paolo continua a curare la proprietà e sceglie di vendere le uve, mantenendo una piccola produzione personale. La ripresa arriva con Andrea e Giulio, che avviano il restauro nel 2010 e raccolgono le uve della prima vendemmia del nuovo corso nel 2013.
Oggi la Cantina Martinelli lavora circa tre ettari e mezzo e punta sulla qualità più che sulla quantità. Il lavoro comincia dalla selezione delle uve e continua in cantina, con un uso contenuto di prodotti enologici e tempi di maturazione che cambiano secondo il vino. La cantina aderisce inoltre alla FIVI, la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, che rappresenta i vignaioli impegnati a seguire direttamente il proprio vino, dalla vigna alla bottiglia.
Durante la visita questo approccio torna spesso nel racconto. La famiglia ha ridotto i volumi rispetto al passato e dedica attenzione a ogni fase, senza cercare di portare tutte le bottiglie sul mercato il prima possibile.
Dal Trento DOC ai bianchi di montagna
Le Sort: il Trento DOC che apre la visita
Cominciamo con Le Sort, un Trento DOC da sole uve Chardonnay. Per la base spumante, la Cantina Martinelli usa cemento, acciaio e legno; poi riunisce il vino e prosegue con la rifermentazione in bottiglia e circa tre anni sui lieviti. Il nome ci riporta alla storia familiare. Durante la visita ci raccontano che Andreas Martinelli ottenne un terreno attraverso un sorteggio indetto dalle autorità asburgiche e tenutosi nella piazza di Mezzocorona, dopo la bonifica dei terreni della Piana Rotaliana. Quella zona conserva il nome di Le Sort, che oggi ritroviamo sull’etichetta.
| Tipologia | Spumante bianco, metodo classico |
| Denominazione | Trento DOC |
| Uve | Chardonnay |
| Annata assaggiata | 2022 |
| Lavorazione | Base in cemento, acciaio e legno; circa tre anni sui lieviti |
| Abbinamenti consigliati | Antipasti di pesce, trota affumicata, fritture leggere e risotto alle verdure |
| Nel percorso | Il calice di apertura, prima dei vini fermi |

Biancomonte: il bianco affinato in ceramica
Poi la visita alla Cantina Martinelli ci ha portato sul Monte di Mezzocorona con Biancomonte. La Cantina Martinelli lo ricava da Souvignier Gris, una varietà resistente che si coltiva su un terreno calcareo. La guida ha raccontato che il vino passa circa quattordici mesi in anfora di ceramica e riposa ancora in bottiglia prima della vendita, producendone circa mille bottiglie ad annata. Il Biancomonte è un bianco che la cantina lascia maturare con calma.
| Tipologia | Bianco fermo |
| Uve | Souvignier Gris |
| Annata assaggiata | 2022 |
| Lavorazione | Circa 14 mesi in anfora di ceramica, poi riposo in bottiglia |
| Abbinamenti consigliati | Pesce al forno, risotti alle erbe, carni bianche delicate e formaggi freschi |
| Nel percorso | Il bianco che introduce il progetto del vigneto di montagna |

ARTinelli: lo Chardonnay Riserva incontra l’arte
Lo Chardonnay Riserva ARTinelli 2022, racconta anche la passione della famiglia per l’arte. Le etichette ospitano opere diverse e danno a ogni edizione una propria identità.
Nel bicchiere ci colpisce soprattutto l’equilibrio. Al nostro assaggio il legno accompagna il vino con misura, senza coprirlo.
Per questa annata, la Cantina Martinelli ci racconta una selezione dopo la prima fase in cemento, seguita dal passaggio in due tonneau: uno nuovo e uno già usato. Poi arriva il riposo in bottiglia. Così lo Chardonnay entra nel percorso con una lettura più ampia, che ci invita a soffermarci sul calice.
| Tipologia | Chardonnay Trentino DOC, selezione Riserva |
| Denominazione | Trentino DOC |
| Uve | Chardonnay |
| Annata assaggiata | 2022 |
| Lavorazione | Prima fase in cemento, selezione in due tonneau e riposo in bottiglia |
| Abbinamenti consigliati | Risotto ai funghi, pollo arrosto, pesce al forno con patate e formaggi di media stagionatura |
| Nel percorso | Un bianco più ampio, con il legno presente senza dominare |

Un bianco macerato: lo stesso vitigno, un’altra strada
Orangemonte: tre settimane sulle bucce
Torniamo al Souvignier Gris, ma questa volta la Cantina Martinelli cambia lavorazione. Per Orangemonte 2024 lascia le bucce a contatto con il mosto per circa tre settimane; poi il vino prosegue per circa dieci mesi in acciaio.
Il progetto nasce da una sperimentazione e diventa una piccola produzione di circa 225 bottiglie. Nel nostro calice riconosciamo un richiamo al mandarino, mentre il passaggio dal profumo al gusto ci sorprende: le sensazioni prendono direzioni diverse.
Ne parliamo durante l’assaggio e il confronto rende il vino ancora più interessante. Ognuno porta la propria memoria dei profumi, senza dover trovare per forza la stessa risposta.
Alla Cantina Martinelli, Orangemonte è uno dei calici su cui torniamo più volentieri. Lo riassaggiamo e, alla fine, scegliamo di portarne una bottiglia a casa.
| Tipologia | Bianco fermo macerato, orange wine |
| Uve | Souvignier Gris |
| Annata assaggiata | 2024 |
| Lavorazione | Circa tre settimane sulle bucce e dieci mesi in acciaio |
| Abbinamenti consigliati | Verdure arrosto, piatti speziati delicati, carni bianche alle erbe e formaggi semistagionati |
| Nel nostro calice | Richiamo al mandarino e differenza marcata tra profumo e gusto |

Tre volti del Teroldego, uno accanto all’altro
Il Teroldego occupa un posto centrale nel lavoro della Cantina Martinelli. Durante la degustazione, però, tre rossi ci mostrano quanto spazio abbia questo vitigno per esprimersi in modi diversi.
Partiamo da una versione più agile, passiamo al classico e arriviamo alla selezione Maso Chini. Assaggiarli in sequenza ci aiuta a cogliere le differenze, perché possiamo tornare al calice precedente e confrontare subito le sensazioni.
Il Teroldego “X” 2024 dalla macerazione breve
Il primo rosso nasce con l’idea di offrire una lettura più fresca del vitigno. La cantina lascia le bucce a contatto con il mosto per circa una giornata, poi fermenta in acciaio e affina il vino in legno già usato.
Il colore mostra subito la generosità del Teroldego, anche dopo un contatto così breve con le bucce. Al gusto, invece, troviamo un rosso agile e facile da bere.
Ci viene spontaneo immaginarlo a tavola d’estate, leggermente fresco, con salumi o una grigliata.
| Tipologia | Rosso fermo |
| Uve | Teroldego |
| Annata assaggiata | 2024 |
| Lavorazione | Circa un giorno sulle bucce, fermentazione in acciaio e circa 15 mesi in legno usato |
| Abbinamenti consigliati | Salumi, pasta al pomodoro, pizza e grigliate di carne |
| Nel percorso | La versione più agile e fresca del vitigno |
Il Teroldego classico 2021
Con il Teroldego classico 2021 cambiamo passo. Il vino nasce nei vigneti storici ai margini dell’azienda e segue un percorso più lungo, con il passaggio in legno, poi in cemento e infine in bottiglia.
Rispetto al rosso precedente, percepiamo maggiore profondità e richiami speziati e balsamici. Il confronto ci piace proprio perché rende concrete le differenze tra le due lavorazioni.
La Cantina Martinelli considera il classico una delle espressioni centrali della propria identità. Dopo averlo assaggiato accanto alla versione più agile, capiamo meglio il significato di questa scelta.
| Tipologia | Rosso fermo |
| Denominazione | Teroldego Rotaliano DOC |
| Uve | Teroldego |
| Annata assaggiata | 2021 |
| Lavorazione | Macerazione più lunga, passaggio in legno e cemento, poi riposo in bottiglia |
| Abbinamenti consigliati | Tagliatelle al ragù, arrosti, polenta con funghi e formaggi stagionati |
| Nel percorso | Maggiore struttura e richiami speziati e balsamici |

Maso Chini 2020: la selezione più intensa
La selezione Maso Chini 2020 arriva alla fine del confronto tra i rossi. Le uve provengono da una parte selezionata del vigneto storico, dove la cantina contiene le rese.
Per questa annata, la Cantina Martinelli ci racconta circa due anni in legno nuovo e un ulteriore riposo in bottiglia. Nel calice sentiamo il salto di struttura rispetto al classico, insieme a una maggiore intensità.
Per accompagnarlo ci suggeriscono una bistecca oppure cervo e polenta. Sono abbinamenti che aiutano a immaginare il vino a tavola e a capire perché la cantina gli dedica un percorso distinto.
| Tipologia | Rosso fermo |
| Denominazione | Teroldego Rotaliano DOC, selezione |
| Uve | Teroldego, soprattutto da una vigna storica |
| Annata assaggiata | 2020 |
| Lavorazione | Per l’annata assaggiata ci hanno raccontato circa 24 mesi in legno nuovo e ulteriore riposo in bottiglia |
| Abbinamenti consigliati | Bistecca alla griglia, brasati, selvaggina e cervo con polenta |
| Nel percorso | Più struttura e intensità rispetto al classico |

Un ultimo calice fuori dalla sequenza dei rossi
Il rosato 2025, assaggiato prima di salutarci
Prima di salutarci chiediamo di provare anche il rosato 2025. La curiosità nasce dal percorso appena fatto: dopo tre rossi diversi, vogliamo conoscere un’altra possibilità del Teroldego.
Durante la visita ci raccontano che il vitigno richiede attenzione anche nella vinificazione in rosa, perché cede colore molto rapidamente. Generalmente la cantina raccoglie le uve a maturità e lavora il mosto in acciaio.
Nel nostro assaggio il rosato mostra una freschezza tutta sua. Così chiudiamo la degustazione alla Cantina Martinelli con un calice che aggiunge un’altra prospettiva sul vitigno.
| Tipologia | Rosato fermo |
| Uve | Teroldego |
| Annata assaggiata | 2025 |
| Lavorazione | Generalmente fermentazione e affinamento in acciaio |
| Abbinamenti consigliati | Antipasti di pesce, trota, pasta con verdure e salumi delicati |
| Nel percorso | Freschezza e un profilo diverso dai rossi della casa |
Cosa ci portiamo a casa dalla visita
Della Cantina Martinelli ci resta soprattutto il piacere del confronto. Abbiamo attraversato ambienti che custodiscono una lunga storia e assaggiato vini che mostrano la voglia della famiglia di continuare a sperimentare.
Il Teroldego ci ha fatto cambiare prospettiva da un calice all’altro. Tuttavia, anche i bianchi hanno avuto molto da raccontare: Biancomonte per il progetto di montagna, ARTinelli per il legame con l’arte e Orange Monte per quella sorpresa tra profumo e gusto.
La visita ci è piaciuta anche per lo spazio dedicato alle domande. Siamo usciti con alcune bottiglie e con più curiosità di quando siamo arrivati: una delle cose che cerchiamo quando andiamo a conoscere una cantina.
FAQ
Per prenotare una visita alla Cantina Martinelli, contatta direttamente la cantina attraverso i recapiti del sito ufficiale. Concorda giorno, orario e numero di partecipanti.
Il nostro percorso ha compreso la visita agli ambienti storici e di produzione, il racconto della famiglia e la degustazione. Abbiamo osservato grandi botti, vasche e diversi contenitori usati per lavorare il vino.
Nel nostro percorso abbiamo assaggiato Le Sort, Biancomonte, ARTinelli, Orangemonte, tre interpretazioni del Teroldego e un rosato. La selezione può cambiare secondo disponibilità e percorso concordato.
Sì. La cantina mette a disposizione ambienti storici e spazi esterni per matrimoni e altri eventi, con la possibilità di organizzare una visita per gli ospiti. Per conoscere capienza, servizi e disponibilità, contatta direttamente la famiglia e descrivi l’evento che desideri organizzare.







